GIORGIO ORTONA

Antologia critica

Paolo Conti
«Senza cornice» a trionfare è la pittura - A Palazzo Merulana la personale di Giorgio Ortona, tra scorci urbani, spiagge e poesia del quotidiano
Corriere della Sera, 11 gennaio 2026


Ogni artista visivo ha negli occhi una luce legata alle origini, alle radici e che istintivamente emerge nella produzione. Nel caso di Giorgio Ortona, protagonista della mostra Senza cornice al Palazzo Merulana della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, è evidente come la sua nascita sotto il sole di Tripoli nel 1960 illumini ogni tela.
L'onnipresente bianco, che l'autore vive dichiaratamente come sottolineatura dei volumi e come accentuazione della tridimensionalità, rimanda con chiarezza ai bagliori mediterranei. Lo si vede nelle belle sequenze dedicate a Roma: Monte Mario, Porta Maggiore, la zona tra via Teulada e piazzale Clodio, via Marco Polo, il palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio e Torvajanica.
Il bianco non sottrae ma sottolinea e perimetra lo spazio di quelle tele volutamente non incorniciate (ecco il titolo) perché parte di un cantiere perenne di produzione e quindi di racconti pittorici. L'artista racconta che quei paesaggi urbani sono il frutto dell'incrocio tra la tradizione della grande pittura italiana del secondo '800 e l'universo di Google Maps. E in effetti gli scorci ricordano le nostre ricerche sui navigatori, anche grazie alla formazione universitaria da architetto dell'artista che si è formato alla scuola di Antonio López García. La definizione di artista figurativo va molto stretta a Ortona. Per lui paesaggi, figure e nature morte (le automobili parcheggiate a suo avviso hanno la stessa dignità delle bottiglie di Giorgio Morandi) sono pretesti per i suoi viaggi in una poetica dell'incompiuto, nel cantiere dell'arte che tutto quel bianco sottolinea ed enfatizza. I segni della matita, alternati a pennellate attente e chiaramente fiduciose nella forza estetica della pittura, aiutano l'osservatore a orientarsi negli spazi. C'è anche il gusto del racconto di costume nella contemporaneità. In Mappatella Beach, del 2025, l'artista propone un gruppo di bagnanti semi-immersi a Mergellina, su sedie di plastica, nella zona più inquinata del litorale: strisce e macchie di gasolio circondano le gambe e i glutei sullo sfondo dei palazzi. In Anziani a Riccione, così come in Fontana di Trevi, c'è il tema del tempo perso (sul mare, tra i monumenti) di chi è uscito dal mondo del lavoro ed è quindi libero, tra decadenza fisica e spaesamento. C'è persino una polemica anti-Salvini nell'infilata di figure umane intitolata Studio per un dipinto che misurerà 3666 metri, quanto la lunghezza del Ponte di Messina. Poi varie esplorazioni nella sua Tripoli, Napoli (appunto con Mergellina), Palermo, Addis Abeba.
In catalogo testi di Maria Grazia Calandrone, Plinio Perilli e Claudio Strinati. Il quale scrive:«Sicuramente e costantemente nei quadri c'è (verrebbe da dire "prima" ma non si può, dato che le opere figurative sono ferme) uno spazio che sembra destinato alla perfetta definizione di sé e un altro concomitante destinato a una altrettanto perfetta cancellazione». Plinio Perilli definisce Ortona «pasoliniano, quanto e come meglio non si potrebbe». Intuizione perfetta, che svela molto. .

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